Calcolo Tasse Regime Forfettario 2026: Guida Completa con Esempi Pratici

    Ultimo aggiornamento:

    In breve: Nel regime forfettario 2026 si pagano due sole voci: imposta sostitutiva (5% nei primi 5 anni, 15% a regime) sul reddito imponibile, e contributi INPS (26,07% Gestione Separata o 24-24,48% Artigiani/Commercianti con minimale ~4.521 EUR). Il reddito imponibile si ottiene moltiplicando gli incassi per il coefficiente ATECO (40-86%, Allegato 4 Legge 190/2014). Niente IVA, IRPEF, IRAP.

    Hai aperto la partita IVA in regime forfettario e la domanda che ti tormenta e': quanto paghero' di tasse alla fine dell'anno? Non sei solo: e' la ricerca piu' frequente tra i freelancer italiani.

    In questa guida ti spiego, passo dopo passo, come funziona il calcolo delle tasse nel regime forfettario nel 2026 — con 3 esempi pratici basati su professioni reali. Alla fine saprai esattamente quanto ti resta in tasca.


    Come si calcolano le tasse nel regime forfettario nel 2026?

    Nel forfettario 2026 l'imposta si calcola sul reddito imponibile: fatturato incassato per coefficiente ATECO, poi aliquota sostitutiva del 5% o 15%.

    Nel regime forfettario non paghi IRPEF, IVA, IRAP e addizionali regionali/comunali. Paghi invece due sole voci:

    1. Imposta sostitutiva (5% o 15%) sul reddito imponibile
    2. Contributi previdenziali INPS (variabili in base alla gestione)

    Il meccanismo e' semplice nella logica, ma i numeri possono confondere. Vediamoli uno alla volta.

    Il coefficiente di redditivita': cos'e' e come trovare il tuo

    Il coefficiente di redditivita' e' una percentuale fissa che lo Stato assegna al tuo codice ATECO. Serve a determinare quale parte del tuo fatturato viene considerata reddito imponibile — il resto e' considerato "spesa forfettaria" (da qui il nome del regime).

    In pratica: se il tuo coefficiente e' del 78%, significa che su 100 EUR incassati, 78 EUR sono tassabili e 22 EUR sono considerati costi (anche se non hai speso nulla).

    Ecco i coefficienti piu' comuni tra i freelancer:

    Attivita'Codice ATECO esempioCoefficiente
    Consulenza, marketing, design, IT62, 70, 73, 7478%
    Costruzioni, impiantisti41, 42, 4386%
    Commercio al dettaglio4740%
    Commercio all'ingrosso4640%
    Ristorazione, bar55, 5640%
    Attivita' professionali (ingegneri, architetti)7178%
    Istruzione, formazione8578%
    Parrucchieri, estetisti9667%
    Trasporti4967%
    Intermediari commercio46.162%

    Come trovare il tuo: cerca il tuo codice ATECO sul sito dell'Agenzia delle Entrate e incrocia con la tabella allegata alla Legge 190/2014 (art. 1, comma 54).

    Imposta sostitutiva: 5% o 15%? Quando si applica ciascuna

    L'imposta sostitutiva e' la "flat tax" del forfettario. Esistono due aliquote:

    • 5% — per i primi 5 anni di attivita', se rispetti tutti i requisiti (non aver esercitato la stessa attivita' nei 3 anni precedenti, non essere prosecuzione di attivita' dipendente, ecc.)
    • 15% — aliquota standard, dal 6° anno in poi o se non hai diritto alla ridotta

    Attenzione: l'imposta si calcola sul reddito imponibile dopo aver dedotto i contributi INPS versati l'anno precedente. Questo passaggio viene spesso dimenticato ed e' fondamentale per non sovrastimare le tasse.

    La deducibilita' dei contributi INPS

    Ecco il passaggio che molti ignorano: i contributi INPS versati nell'anno precedente si deducono dal reddito imponibile prima di calcolare l'imposta sostitutiva.

    La formula completa e':

    Reddito imponibile = Incassato x Coefficiente redditivita'
    Reddito netto fiscale = Reddito imponibile - Contributi INPS versati anno precedente
    Imposta sostitutiva = Reddito netto fiscale x 5% (o 15%)
    

    Questo significa che piu' contributi versi, meno imposta sostitutiva paghi. E' l'unica deduzione ammessa nel forfettario.


    Quanto si paga di tasse con partita IVA forfettaria a 35k, 45k e 60k di fatturato?

    Su 45.000 EUR incassati un professionista in Gestione Separata INPS al 5% tiene in tasca circa 34.500 EUR, pari al 76,6% del fatturato.

    Vediamo tre scenari concreti con numeri aggiornati al 2026.

    Esempio 1 — Sviluppatore web (Gestione Separata INPS)

    Profilo: Marco, sviluppatore freelance, codice ATECO 62.01.00, al 3° anno di attivita'.

    VoceImporto
    Incassato nel 202645.000 EUR
    Coefficiente redditivita'78%
    Reddito imponibile45.000 x 78% = 35.100 EUR
    Contributi INPS Gestione Separata (26,07%)35.100 x 26,07% = 9.149,57 EUR
    INPS versati anno precedente (da dedurre)7.800 EUR
    Reddito netto fiscale35.100 - 7.800 = 27.300 EUR
    Imposta sostitutiva (5%, primi 5 anni)27.300 x 5% = 1.365,00 EUR
    Totale tasse + contributi10.514,57 EUR
    Netto spendibile34.485,43 EUR

    Marco su 45.000 EUR incassati tiene in tasca circa 34.500 EUR — il 76,6% del fatturato.

    Esempio 2 — Consulente marketing (Gestione Separata, aliquota 15%)

    Profilo: Laura, consulente di marketing digitale, codice ATECO 73.11.02, al 7° anno.

    VoceImporto
    Incassato nel 202660.000 EUR
    Coefficiente redditivita'78%
    Reddito imponibile60.000 x 78% = 46.800 EUR
    Contributi INPS Gestione Separata (26,07%)46.800 x 26,07% = 12.200,76 EUR
    INPS versati anno precedente (da dedurre)10.500 EUR
    Reddito netto fiscale46.800 - 10.500 = 36.300 EUR
    Imposta sostitutiva (15%)36.300 x 15% = 5.445,00 EUR
    Totale tasse + contributi17.645,76 EUR
    Netto spendibile42.354,24 EUR

    Laura su 60.000 EUR incassati tiene circa 42.350 EUR — il 70,6% del fatturato. La differenza con il 5% e' significativa: con l'aliquota ridotta avrebbe risparmiato circa 3.630 EUR di imposta.

    Esempio 3 — Parrucchiere artigiano (Gestione Artigiani, con riduzione 35%)

    Profilo: Davide, parrucchiere, codice ATECO 96.02.01, Gestione Artigiani INPS, al 2° anno, con riduzione 35%.

    VoceImporto
    Incassato nel 202635.000 EUR
    Coefficiente redditivita'67%
    Reddito imponibile35.000 x 67% = 23.450 EUR
    Contributo minimo artigiani 20264.521,36 EUR
    Reddito sopra minimale (23.450 - 18.808)4.642 EUR
    Contributo su eccedenza (24% x 4.642)1.114,08 EUR
    Contributo lordo totale5.635,44 EUR
    Riduzione 35%-1.972,40 EUR
    Contributi INPS effettivi3.663,04 EUR
    INPS versati anno precedente (da dedurre)3.200 EUR
    Reddito netto fiscale23.450 - 3.200 = 20.250 EUR
    Imposta sostitutiva (5%, primi 5 anni)20.250 x 5% = 1.012,50 EUR
    Totale tasse + contributi4.675,54 EUR
    Netto spendibile30.324,46 EUR

    Davide su 35.000 EUR incassati tiene circa 30.320 EUR — l'86,6% del fatturato. La riduzione INPS del 35% gli fa risparmiare quasi 2.000 EUR all'anno.

    A parita' di fatturato quanto pesa il coefficiente ATECO sull'imposta sostitutiva?

    Il coefficiente di redditivita' e' il moltiplicatore principale delle tasse forfettarie: a parita' di fatturato, un ATECO al 86% paga circa il 28% in piu' di imposta sostitutiva rispetto a un ATECO al 67%.

    Per isolare l'effetto del coefficiente, confrontiamo tre profili che incassano 50.000 EUR nel 2026 con aliquota sostitutiva al 15% (oltre il 5 anno di attivita'), ignorando la deduzione INPS dell'anno precedente per mostrare solo l'impatto "secco" del coefficiente:

    CoefficienteCategoria ATECO esempioImponibile (50.000 x coef.)Imposta sostitutiva 15%
    67%Servizi residuali non disciplinati (96.02 parrucchieri, 49.32 taxi, 93.29 intrattenimento)33.500 EUR5.025,00 EUR
    78%Professionisti disciplinati e servizi alle imprese (62.01 IT, 70.22 consulenza, 71.12 ingegneri, 74.10 design)39.000 EUR5.850,00 EUR
    86%Costruzioni, impiantistica e attivita' manifatturiere (41.20 edilizia, 43.21 elettricisti, 43.22 idraulici, 25.11 carpenteria)43.000 EUR6.450,00 EUR

    Numeri calcolati con Legge 190/2014 Allegato 4 (tabella coefficienti per codice ATECO) e aliquota 15% dell'art. 1 comma 64 della stessa legge. L'effettivo netto finale varia per la deducibilita' dei contributi INPS versati l'anno precedente e per l'eventuale riduzione 50% al 5% nei primi 5 anni — non considerate qui.

    Il delta tra ATECO 67% e 86% e' di 1.425 EUR annui di sola imposta sostitutiva a parita' di fatturato 50.000 EUR. Su un percorso di 10 anni di attivita' la differenza cumula a oltre 14.000 EUR — un elemento spesso sottovalutato nella scelta del codice ATECO all'apertura della P.IVA, dove il coefficiente e' vincolato dall'attivita' effettivamente svolta (Legge 190/2014, art. 1 comma 54) e non puo' essere scelto arbitrariamente.


    Quando si applica l'aliquota ridotta al 5% per nuove attivita' forfettarie?

    L'aliquota sostitutiva scende al 5% per i primi 5 anni di attivita' se il forfettario rispetta tre requisiti previsti dalla Legge 190/2014.

    Il regime startup al 5% non e' automatico all'apertura della partita IVA: vanno rispettati contemporaneamente tutti e tre i requisiti, da dichiarare in sede di apertura P.IVA e confermare ogni anno nel quadro LM della dichiarazione dei redditi.

    1. Nessuna attivita' artistica, professionale o d'impresa — anche in forma associata o familiare — nei 3 anni precedenti l'apertura. Conta qualsiasi P.IVA attiva, anche in regime ordinario, anche con zero fatturato. Chi ha chiuso una P.IVA meno di 3 anni fa non puo' accedere al 5% nel 2026 (Legge 190/2014 art. 1 c. 65 lett. a).
    2. Non prosecuzione di un'attivita' svolta precedentemente come lavoro dipendente o autonomo. Sono ammesse due eccezioni: (a) il praticantato obbligatorio per l'accesso a professioni (es. tirocinio forense); (b) il lavoro dipendente svolto per la durata del solo periodo di prova (Legge 190/2014 art. 1 c. 65 lett. b).
    3. Se l'attivita' prosegue un business preesistente (es. subentro in un negozio del genitore, continuazione di uno studio associato), il fatturato realizzato nell'ultimo periodo d'imposta dell'attivita' preesistente non deve superare 30.000 EUR (Legge 190/2014 art. 1 c. 65 lett. c).

    L'aliquota ridotta si applica al periodo d'imposta di inizio attivita' e ai 4 successivi, a condizione che permangano i requisiti del forfettario (soglia 85.000 EUR, limite 35.000 EUR da lavoro dipendente, ecc.). Se nel quinquennio perdi il forfettario, perdi anche il beneficio del 5%.


    Quali sono gli errori piu' frequenti nel calcolo delle tasse forfettarie?

    Gli errori piu' comuni sono confondere fatturato con incassato, dimenticare il meccanismo saldo-acconto e ignorare il massimale INPS.

    Confondere fatturato e incassato

    Nel regime forfettario vale il principio di cassa: conta solo cio' che hai effettivamente incassato nell'anno solare, non cio' che hai fatturato. Se emetti una fattura a dicembre 2026 ma il cliente ti paga a gennaio 2027, quell'importo conta nel 2027.

    Questo e' un errore frequente che puo' portare a:

    • Sovrastimare le tasse da accantonare
    • Calcolare male gli acconti
    • Rischiare di superare la soglia degli 85.000 EUR senza accorgersene

    Dimenticare gli acconti

    Il fisco italiano funziona con il meccanismo saldo + acconto: a giugno paghi il saldo dell'anno precedente piu' il primo acconto dell'anno corrente, a novembre paghi il secondo acconto. Questo significa che il primo anno paghi poco, ma dal secondo anno avrai un "doppio pagamento" a giugno.

    La suddivisione standard e':

    • 1° acconto (giugno): 50% dell'imposta dell'anno precedente
    • 2° acconto (novembre): 50% dell'imposta dell'anno precedente
    • Saldo (giugno): differenza tra imposta effettiva e acconti gia' versati

    Non considerare il massimale INPS

    Per la Gestione Separata esiste un massimale di reddito (122.295 EUR nel 2026) oltre il quale non si versano piu' contributi. Per Artigiani e Commercianti esiste sia un minimale (18.808 EUR — contributo fisso anche se guadagni meno) sia un massimale (91.680 EUR). Inoltre, sopra la soglia della prima fascia (55.008 EUR) l'aliquota aumenta di 1 punto percentuale (es. dal 24% al 25% per gli artigiani).

    Se fatturi molto, il massimale puo' "bloccare" la crescita dei contributi — un dettaglio che i calcolatori generici spesso ignorano.


    Come si calcola il netto spendibile nel regime forfettario?

    Il netto spendibile e' l'incassato meno contributi INPS, imposta sostitutiva e costi reali: la cifra che resta effettivamente sul conto.

    Il netto spendibile e' il numero che conta: quanto puoi effettivamente spendere dopo aver accantonato per tasse e contributi. Non e' il reddito imponibile, non e' il fatturato — e' cio' che resta nel tuo conto corrente.

    Per calcolarlo correttamente devi:

    1. Partire dal totale incassato
    2. Sottrarre i contributi INPS dell'anno
    3. Sottrarre l'imposta sostitutiva dell'anno
    4. Sottrarre i costi reali del tuo business (commercialista, software, attrezzature)
    5. Sottrarre eventuali rate di pagamento (rateizzazione del saldo)

    La formula semplificata:

    Netto spendibile = Incassato - Contributi INPS - Imposta sostitutiva - Costi reali
    

    Il problema? Fare questo calcolo a mano ogni mese e' noioso e soggetto a errori. Soprattutto se hai una gestione INPS complessa (artigiani con minimale + eccedenza + riduzione 35%) o se vuoi proiettare il netto a fine anno partendo dagli incassi attuali.


    Domande frequenti

    Quanto pago di tasse con 30.000 EUR di fatturato in regime forfettario?

    Dipende dal coefficiente e dalla gestione INPS, ma per un professionista con coefficiente 78% in Gestione Separata al 15%: reddito imponibile 23.400 EUR, contributi INPS circa 6.100 EUR, imposta sostitutiva circa 2.600 EUR. Netto spendibile: circa 21.300 EUR (71% del fatturato).

    I contributi INPS sono tasse?

    No, sono contributi previdenziali che finanziano pensione, maternita', malattia e ISCRO (D.L. 73/2021, art. 67). A differenza delle tasse, i contributi INPS versati in un anno sono deducibili al 100% dal reddito imponibile dell'anno successivo, quindi riducono direttamente l'imposta sostitutiva del 5% o 15% da pagare.

    Posso scaricare le spese nel regime forfettario?

    No, nel forfettario le spese non sono deducibili singolarmente: il coefficiente di redditivita' (40-86% a seconda del codice ATECO, Legge 190/2014 Allegato 4) forfettizza gia' tutti i costi. L'unica deduzione ammessa e' quella dei contributi INPS obbligatori versati nell'anno di imposta. Fatture, ricevute e scontrini sono inutili ai fini fiscali.

    Se ho avuto una P.IVA chiusa 2 anni fa posso accedere all'aliquota 5% sul nuovo regime?

    No: il requisito del 5% startup (Legge 190/2014 art. 1 c. 65 lett. a) richiede di non aver esercitato alcuna attivita' d'impresa, artistica o professionale nei 3 anni precedenti l'apertura della nuova P.IVA, contando tutte le posizioni IVA attive nel triennio anche con fatturato zero. L'aliquota standard del 15% resta comunque accessibile fino a 85.000 EUR di ricavi annui (Legge 190/2014 art. 1 c. 54, mod. L. 197/2022).

    Se cambio codice ATECO a meta' anno quale coefficiente di redditivita' si applica?

    Si applica il coefficiente del codice ATECO prevalente nell'anno, ovvero quello sotto il quale hai fatturato di piu' (Agenzia Entrate, Circolare n. 9/E del 10 aprile 2019, par. 2.3). Se l'attivita' secondaria supera in fatturato la principale, aggiorni il codice ATECO entro 30 giorni (mod. AA9/12) e applichi il nuovo coefficiente a tutti i ricavi dell'anno, non solo a quelli successivi al cambio.


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    Fonti e riferimenti

    • Governo Italiano, Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 — Disciplina del regime forfettario
    • Governo Italiano, Legge 29 dicembre 2022, n. 197, art. 1, comma 54 — Innalzamento soglia forfettario a 85.000 euro
    • Governo Italiano, Legge 190/2014, Allegato 4 — Tabella coefficienti di redditivita' per codice ATECO
    • Governo Italiano, Legge 190/2014, art. 1, comma 65 — Aliquota ridotta al 5% per nuove attivita'
    • INPS, Circolare n. 8 del 29 gennaio 2026 — Aliquote contributive Gestione Separata anno 2026
    • INPS, Circolare n. 14 del 7 febbraio 2026 — Minimali e massimali Artigiani e Commercianti 2026

    Articolo aggiornato al 28 marzo 2026. I dati fiscali fanno riferimento alla normativa vigente (Legge 190/2014 e successive modifiche), Circolare INPS n. 8/2026 (Gestione Separata) e Circolare INPS n. 14/2026 (Artigiani e Commercianti). Per la tua situazione specifica, consulta sempre un commercialista.

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